L’educazione diffusa?

Recensioni

Il terzo volume che tratta in maniera articolata e concreta dell’idea dell’educazione diffusa scritto da Paolo Mottana per Dissensi Edizioni e pubblicato nel marzo del 2023 ha potuto giovarsi delle ospitalità per le presentazioni di alcune biblioteche e librerie in poche città italiane pur essendo la declinazione di un vero e proprio sistema educativo alternativo che senza eccessiva difficoltà magari con una operazione di scuci e cuci potrebbe sperimentarsi efficacemente nella scuola pubblica ormai preda di un revanscismo neogentiliano palese e pericolosamente peggiorato da risvolti di echi bottaiani che vanno dall’orientamento professionale, alle divisioni classiste di fatto dei percorsi, alla selezione meritocratica fino all’introduzione subdola o palese di insegnamenti della cultura militare e di quella identitaria.

L’idea di superare ed oltrepassare il consueto paradigma scolastico costruito anche attraverso le successive riforme inutili e dannose, che poco hanno cambiato il sistema di base, non ha mai avuto credito in un panorama fatto di commistioni di conservatorismo e pretestuose ma limitate ed effimere innovazioni in un corpus sostanzialmente mai mutato. Il libro di cui scriviamo in questo articolo non risulta abbia goduto di recensioni pubblicate “in patria”, neppure en passant su qualche rivista generica, figuriamoci nelle riviste accademiche o di settore. Poco interesse anche da parte di chi evocava scritti più concreti e operativi rispetto alla teoria del Manifesto dell’educazione diffusa che, a dire il vero, aveva avuto anche le sue “Istruzioni per l’uso” (Educazione diffusa. Istruzioni per l’uso, Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli Terra Nuova Edizioni Firenze 2020). Solo una rivista accademica d’oltralpe, che aveva pubblicato un primo saggio sull’educazione diffusa nel 2021, ha ospitato una “Chronique Morale” intitolata “Un système pour l’éducation diffuse” pubblicato in gennaio 2026 nel n°67 de le Télémaque edito dalle Presse Universitaries de Caen. Il testo integra una recensione del volume con riferimenti al “curricolo” prospettato, alle sue articolazioni ed alle modalità di realizzazione anche in via transitoria per successive integrazioni e sostituzioni rispetto al rigido percorso attuale ed alle cosiddette “Indicazioni Nazionali” che sono già sulla strada di obblighi e indirizzi prescritti sempre più cogenti. Nell’articolo in questione sono contenuti in sequenza i diversi aspetti di “una rivoluzione in educazione per la scuola pubblica tra teorie, strumenti ed esperienze”. I riferimenti pedagogici e le affinità elettive sono nell’esordio dello scritto per arrivare alla descrizione sintetica della “Tipologia e delle finalità” dell’intero libro fino a trattare in termini di recensione i vari risvolti che traspaiono dalla trattazione della nuova idea di sistema attraverso delle consunte parole e frasi chiave : La dispersione scolastica, la classificazione e la valutazione, il rapporto scuola- lavoro, la disciplina e le discipline, la “scuola, l’aula, il corridoio”, la programmazione, la scuola di cosa?

Segue una descrizione del percorso e delle sue fasi, un cenno alla necessaria lunga fase transitoria e riferimenti alla controeducazione, alla descolarizzazione, all’ultraarchitettura in una città educante verso un sistema educativo esperienziale, sciolto, aperto e diffuso per un’intera società educante. Alcuni cenni alle rare ma buone prove sul campo in atto, in progetto o in mente dei, concludono lo scritto insieme ad un appello ad agire e cambiare i comportamenti individuali e sociali attraverso: La rottura dell’isolamento scolare, L’apprendimento come esperienza continua, Lo sviluppo di competenze trasversali, La risposta alle diversità, Le sfide pratiche per un’idea di autovalutazione continua, L’impatto sul benessere e sulla motivazione, L’educazione al senso di comunità, collettività e cittadinanza.

Concludiamo per pura curiosità con una definizione “enciclopedica” emblematica tratta dal web dell’IA e del Text Mining:

Educazione diffusa – definizione

L’educazione diffusa è un paradigma pedagogico che concepisce i processi educativi come distribuiti nello spazio sociale, non circoscritti alle istituzioni scolastiche e formative, ma radicati nell’insieme dei contesti di vita individuali e collettivi. Essa riconosce che l’apprendimento si realizza attraverso interazioni formali, non formali e informali, lungo l’intero arco dell’esistenza.

In questa prospettiva, il territorio, le comunità locali, le pratiche culturali, le reti sociali e i media diventano dispositivi educativi capaci di produrre conoscenze, competenze e forme di soggettivazione. L’educazione diffusa si fonda su una visione ecologica e sistemica dell’educazione, in cui scuola, istituzioni culturali, società civile e cittadini concorrono alla co-costruzione dei saperi.

Elementi teorici qualificanti

  • Decentramento dell’azione educativa rispetto alla scuola come unico luogo legittimo di apprendimento.
  • Continuità educativa lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning).
  • Dimensione comunitaria e territoriale dei processi formativi.
  • Valorizzazione dell’apprendimento informale e delle pratiche sociali.
  • Responsabilità educativa condivisa tra istituzioni e società.

Sintesi concettuale

L’educazione diffusa configura l’educazione come bene comune e processo sociale, orientato non solo alle conoscenze, ma alla formazione critica dei soggetti e alla partecipazione democratica.

Non è un’idea astratta, ma una pratica che scardina la logica del controllo, delle gerarchie, della standardizzazione, della burocrazia, delle classificazioni meritocratiche che governano la scuola tradizionale. Un sistema che fa apprendere davvero attraverso la vita reale, libero e autonomo, toglie potere a ministeri, istituzioni e corporazioni che lucrano sulla formazione. È più comodo bollare tutto come “utopia” piuttosto che ammettere che il modello attuale è obsoleto, inefficace e ingiusto. Per questo l’educazione diffusa viene ostentatamente ignorata: non perché non funzioni, ma perché rischia di funzionare troppo bene.

E sarebbe l’unico modo per costruire un’educazione libera ed autonoma che supererebbe virtuosamente le artificiose divisioni tra istruzione, formazione, educazione formale, informale, non formale.

“Con l’educazione diffusa ognuno viene riconosciuto come persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere ed impegnarsi:deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa, e disimpegno.L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale).” Da Il Manifesto dell’Educazione Diffusa. Roma 2018.

Molto probabilmente la rivista italiana Pedagogika, come fece per il precedente saggio potrebbe ospitare prossimamente una versione italiana della recensione.

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