È nota la nostra diatriba con un quotidiano che ha fatto parte della nostra formazione politica (che resta ancora quella di un tempo) che si dichiara comunista ma che ormai è scivolato decisamente e definitivamente per certe tematiche in un’area tenuemente socialdemocratica. Ieri c’era un pezzo di Luciana Cimino che da un po’, dopo Ciccarelli, pare si occupi di scuola sul Manifesto.

Riproponiamo l’articolo di Luciana Cimino:
” Il governo sarà anche in ambascia ma procede spedito verso la trasformazione della scuola pubblica in «ufficio repressione e reati». Il ministro all’Istruzione (e merito) Giuseppe Valditara e il partito di cui è espressione, la Lega, stanno conducendo una lotta a tutto tondo contro l’attivismo degli studenti e contro il modello di istruzione democratica che la destra legge come espressione del ‘68. L’esecutivo Meloni si è distinto fino a ora per la tendenza a inasprire le pene di fronte ad ogni fatto di cronaca e così è stato anche questa volta. Valditara, dopo aver letto di un professore pugliese aggredito nei giorni scorsi dai genitori di un alunno, ha contattato il collega alla Giustizia, Carlo Nordio, per proporgli di estendere la misura dell’arresto in flagranza di reato anche alle aggressioni nei confronti del personale scolastico. «Stiamo lavorando insieme su una norma in questa direzione, il governo e il ministro sono accanto ai docenti che devono sentire forte la presenza costante delle Istituzioni», ha dichiarato il ministro. Agli uffici tecnici dei due ministeri spetta ora capire come fare, dato che solo lo scorso marzo il governo aveva modificato il codice penale proprio per tutelare maggiormente il personale scolastico, aggiungendo come aggravante le violenza o minacce al personale della scuola, con aumento delle pene nel caso il fatto fosse commesso da un genitore.
La motivazione come al solito è quella dell’emergenza e un provvedimento da prendere a modello c’è già: quello sulle aggressioni al personale sanitario. A sostegno della sua proposta il Mim affianca dati. Negli ultimi anni – fanno sapere da Viale Trastevere – gli episodi di violenza nei confronti del personale scolastico in Italia sono aumentati: «Durante l’anno scolastico 2022/2023 sono stati registrati 36 episodi, saliti a 68 nel 2023/2024». Ma, come ha spiegato lo stesso ministro in altre occasioni, le rilevazioni delle aggressioni ai danni dei docenti partono solo dal 2022. Naturale, quindi, che i dati del presunto aumento di atti violenti o minacciosi appaiano molto alti e giustifichino la volontà di Valditara e Nordio di intervenire ancora su questo tema. Quanto agli studenti, la Lega ha ingaggiato fin dall’esordio della legislatura una battaglia contro le occupazioni e le attività di partecipazione democratica scolastiche. Valditara in questo campo ha già fatto molto, dalla riforma del voto in condotta alle sanzioni pecuniarie per i presunti danni derivanti dalle autogestioni, ma forse non abbastanza per i salviniani. In particolare per il duo composto da Rossano Sasso, capogruppo in commissione Cultura e Istruzione alla Camera, e la parlamentare Simonetta Matone, che si attiva a ogni occupazione con interrogazioni parlamentari e con richieste sempre più punitive. «I collettivi di sinistra organizzano corsi di barricata», secondo i due leghisti, e questo renderebbe necessaria una ulteriore «norma che incida sulla responsabilità dei minorenni che occupano e danneggiano». E «come Lega» chiedono alla maggioranza di centrodestra di «aprire una riflessione che porti in breve tempo a un provvedimento». L’ennesimo.“

Si è d’accordo al cento per cento sulla denuncia e sulla lotta contro la svolta autoritaria e la restaurazione subdola, neppure tanto, in campo educativo, agendo sui concetti di disciplina, sulle indicazioni nazionali che diventeranno ordini di nozioni e obbedienze da inculcare, con le complicità dei vari Galli della Loggia, Mastrocola, Rossi Doria ma anche con la timida, spesso demagogica, resistenza sempre “dentro il recinto” dei vari Montanari, Recalcati, Raimo,Lorenzon,Corlazzoli, Galiano…Il dissenso e la ribellione verso uno stato di cose insostenibile di studenti e docenti sono sacrosanti e vanno espressi con ostinazione e in modo diffuso. Ciò che non è sacrosanto ed è sottovalutato , facendo il gioco della reazione di destra, da una finta sinistra che osserva ormai da troppo tempo il dito e non la luna, è il dilagare di aggressioni fisiche, insulti, aggressioni verbali omofobe e razziste da parte di molti studenti sempre più influenzati dal clima politico attuale condiviso spesso anche dalle loro famiglie. Sono crescenti le situazioni di impossibilità con ogni mezzo a gestire gruppi e classi in certi contesti scolastici degradati quasi al limite del riformatorio. Ciò che non è sacrosanto è tollerare ancora rapporti mercantili con la scuola, da clienti insoddisfatti e inferociti, di genitori e famiglie. Gli insegnanti come invece sostiene qualche sprovveduto parapsicopedafilosofo non possono e non debbono essere anche psicologi, badanti, guardiani, preti o esorcisti! Nessuno li ha preparati anche per questo e nessuno li paga per questo e neppure per quello che già fanno con competenza, sacrificio e spesso anche con estremo pericolo. Il guaio è che si resta anche nelle diverse forme di dissenso, pratiche e forti o teoriche e deboli che siano, sempre improvvidamente dentro quel recinto paradigmatico di una scuola che non potrà mai essere ri-formata con la medesima materia prima gentiliana, né salvata da più investimenti. Una scuola che va decisamente oltrepassata, come proponiamo noi con l’Educazione diffusa di cui, guarda caso, gran parte degli scettici e critici più ostinati (pure nella finta sinistra)non hanno letto o capito nulla. Altrimenti sarebbero i nostri primi sostenitori come gli oltre 500 sottoscrittori attivi del Manifesto dell’Educazione Diffusa, datato 2018. È un fatto incontrovertibile e non degli ultimi due anni, ma progressivamente da ormai un. decennio la degenerazione perniciosa dei rapporti docenti alunni, alunni-alunni, famiglie-scuola etc. La violenza contro i docenti (buoni o cattivi che siano come nella classificazione dei bobos pedagogici) sta diventando insopportabile e sempre più diffusa nella cronaca oltre che nei più numerosi episodi coperti da una diffusa omertà. Sarebbe utile a chi pontifica di improbabili teorie parapsicologiche sulla gestione di gruppi e classi una ricognizione onesta sui tanti casi che stanno inducendo fughe di docenti, paranoie e burn-out in chi resiste, danni psicologici e morali. Questa degenerazione va contenuta negli effetti con gli strumenti normativi possibili essendo decisamente una pia illusione quella di improbabili empatie con chi assume certi comportamenti sempre più aggressivi, irrispettosi e violenti a causa di come è il sistema scuola oggi e come sono gli indotti sociali di provenienza. Certe situazioni non potranno essere risolte dai bricolages pedagogici, psicologici tanto di moda. Sono le cause che vanno rimosse e non c’è che la strada di una rivoluzione in campo educativo quanto mai urgente. Una rivoluzione che noi proponiamo da tempo, facendo anche repertorio di parte delle idee ed esperienze di Fourier, Illich, Freinet, Ferrière, Freire, Milani, Montessori e mutatis mutandis di Gramsci.
Le vie per attuare fin da subito questa rivoluzione sottile ci sono e ormai sono obbligate. Chissà che Il Manifesto finalmente non cambi idea?
Qui una terna di articoli che potrebbero chiarire ulteriormente il nostro pensiero sullo stato della scuola indipendentemente da chi la governa o la domina.
