“Lo confesso, sono emozionato, eccitato a parlare di questa rivoluzione perché, da pedagogista, ma anche da genitore, vorrei vederla tradotta in atto. A matita, ho appuntato un cuore a lato di un passaggio, che riporto: “E mentre ci si spende per la natura, il servizio, il lavoro, la cultura simbolica, l’eros totale, il corpo non resta indietro mentre esplora e prova, mentre cerca e studia, dialoga con la città e la campagna, nel bosco e nel fiume, magari a volte facendosi un po’ male e imparando a curarsi e a proteggersi facendo”. Sì, questo è un quadro che mi piace, specialmente per il richiamo all’eros, per lo più negletto o, peggio – e più spesso -, fatalmente negato. A guidare i fanciulli si prevedono mentori che, si legge, “avranno la responsabilità di coordinare un gruppo, ‘banda’, ‘stormo’ di non più di 20 persone”; le aule vengono stravolte, trasformate in spazi aperti, accoglienti e dinamici. Anche gli insegnamenti variano, abbandonando la innaturale divisione in materie e curvandosi sul singolo ragazzo, a celebrare le umane differenze. Il libro, s’è capito, ha avuto in me l’effetto di una Menthos nella Coca-Cola (chi non sa di cosa sto parlando cerchi qualche video su YouTube…), intensificando la mia sete di utopia! “Per partire – viene chiarito – occorre un pur piccolo manipolo di eroi”, è necessario sedurre uno o più dirigenti scolastici, setacciare il territorio, “acciuffare” attori sociali influenti e “persuadere i genitori”. Viene esposto anche il curricolo dell’educazione gaia e diffusa, suddiviso in 5 aree, che voglio nominare per piacere personale: della natura, del servizio civile, del lavoro, della cultura simbolica e del corpo. Prima di chiudere ho due notizie, che non ricavo direttamente dal testo che ma che sono perfettamente coerenti con esso. Innanzitutto, non si impara con “la testa”, ma con ogni fibra: non c’è divisione. A seguire, non siamo nati per soffrire, ma per godere dell’esistenza – una, a che mi risulti -, per riflettere, per stupirci… non conosciamo il futuro, per cui è inutile e crudele una scuola dedicata alla costruzione di automi performanti. Non dobbiamo andare da nessuna parte, ma imparare a “restare”, possibilmente e necessariamente uniti; non dobbiamo crescere, se non come esseri umani, in armonia con il tutto che vive; non dobbiamo competere, se non nel senso intimo del termine, che non indica il “farsi la guerra” per primeggiare, ma l’andare insieme, il convergere.
Questo libro, in apparenza innocente, mi ha ricordato ciò per cui penso, scrivo, incontro i giovani e, in sintesi, vivo: l’amore! ” Franco Pistone 1 Dicembre 2024
Il seminario di formazione dei formatori dell’educazione diffusa presso il Museo della Città di Rimini grazie al patrocinio ed all’accoglienza del Comune di Rimini.
“Con l’educazione diffusa ognuno viene riconosciuto come persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere ed impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa, e disimpegno. L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale).” Da il Manifesto dell’Educazione diffusa. Comune-info.net
Ecco un breve reportage fotografico. Seguiranno a breve articoli e reports.
Nessun approccio di categorizzazione degli studenti in “tipi di intelligenza” o “stili di apprendimento”, né alcuna altra applicazione educativa delle intelligenze multiple ha mai dimostrato la sua validità o efficacia.
La teoria delle intelligenze multiple è tra i miti più popolari e resistenti alla confutazione. Sebbene figuri in buona posizione nella lista delle “leggende pedagogiche” compilata dal filosofo Normand Baillargeon, così come nella serie dei “neuromiti” contati dalla fondazione La Main non finisce mai di essere invocata e di tornare, soprattutto nel mondo dell’istruzione e anche di certo mondo accademico.
Questa teoria è stata inventata dal professore di psicologia Howard Gardner nel 1983 e poi sviluppata in diversi libri successivi. Postulava che esistessero sette forme distinte di intelligenza: logico-matematica, linguistica, musicale, spaziale, corporale-cinestetica, interpersonale e intrapersonnel. Immaginava inoltre che queste intelligenze fossero “largamente indipendenti” le une dalle altre e mirava ad opporsi alla teoria dominante dell'”intelligenza generale”, definita come la parte comune a tutte le capacità cognitive. Ha anche cercato di denunciare i test d’intelligenza come troppo restrittivi.
Un abuso di linguaggio
È vero che i test d’intelligenza usuali non sondano tutte le abilità umane, trascurando per esempio di misurare le competenze sociali o artistiche. Purtroppo, Gardner non ha mai colmato questa lacuna proponendo test che permettessero di misurare queste diverse intelligenze. Non solo non ha migliorato la misura dell’intelligenza, ma non ha nemmeno fornito alcun modo per testare empiricamente la sua teoria. Altri ricercatori hanno fatto lo stesso, e hanno scoperto che le prestazioni nei vari campi distinti da Gardner erano tutte correlate, in conformità con la teoria dell’intelligenza generale.
È certo indiscutibile che l’essere umano possiede molteplici funzioni cognitive, e può dispiegare i suoi talenti in molti campi. Chiamare ogni capacità “un’intelligenza” non porta nulla, se non confusione sulla nozione di intelligenza. Ci si può d’altronde chiedere perché fermarsi a sette, e non nominare “intelligenze” le decine di funzioni cognitive conosciute? In effetti, lo stesso Gardner si è lasciato andare fino a dieci, e altri ne hanno proposti molti di più, senza che mai un principio chiaro distinguesse le funzioni cognitive che avrebbero diritto al titolo d’intelligenza da quelle che dovrebbero rimanere semplici capacità.
Quindi, non si tratta tanto di una teoria scientifica quanto di un abuso del linguaggio che consiste nel nominare “intelligenze” quelle capacità cognitive già conosciute. Questa “teoria” non spiega niente di più che la teoria dell’intelligenza generale, e non predice nessun fatto nuovo. Per queste ragioni, comincia a non godere più di alcun credito nella ricerca in psicologia.
Diversi profili cognitivi
Ha invece avuto più successo con il grande pubblico, che forse apprezza l’idea leggermente demagogica secondo cui “ognuno è intelligente a modo suo”. Agli insegnanti, può suggerire che è importante identificare in ogni bambino “il suo tipo di intelligenza” per rafforzarlo meglio. Non sarebbe invece necessario sviluppare le intelligenze nelle quali è più debole?
Nel complesso, nessun approccio di categorizzazione degli studenti in “tipi di intelligenza” o “stili di apprendimento”, né altre applicazioni educative delle intelligenze multiple ha mai dimostrato la sua validità o efficacia. Howard Gardner stesso ha finito per prendere le distanze dalla maggior parte di loro.
Secondo me, ciò che gli insegnanti possono imparare da questo è piuttosto che i profili cognitivi dei loro studenti sono diversi. Per coloro che hanno difficoltà con il linguaggio e la matematica, che sono le abilità più richieste a scuola, può essere utile individuare e valorizzare le loro altre competenze. Questo eviterebbe che questi studenti (specialmente quelli con un disturbo dell’apprendimento) si sentano stupidi, incompetenti, scartati e cadano nella profezia autorealizzatrice del fallimento. (Il fallimento, non sempre e non proprio un male e comunque appartenente in pieno ad una specie di teoria della relatività) Molti insegnanti sono già attenti. Per questo, non c’è bisogno di rivendicare una teoria scientifica screditata, né di commettere l’abuso del linguaggio nel chiamare ogni capacità un’intelligenza.”
Se poi leggeste e studiaste dell’educazione diffusa avreste tutt’altra opposta concezione di intelligenza, apprendimento, capacità, esperienza.
La crisi della scuola, che ora si cercherà di rappezzare con il digitale, a mio giudizio la peggior iattura che si possa immaginare (per uno che pensa da sempre che al centro dell’educazione dei piccoli debba esserci il corpo (corpo pensante) e l’esperienza (fare ciò che appassiona), forse ci chiede di guardare altrove, verso un’altra prospettiva di educazione pubblica, finalmente all’altezza dei suoi fruitori e non più solo agganciata a obiettivi di adattamento al mercato o alla trasmissione di valori anche giusti ma che debbono essere incarnati in esperienze per poter attecchire.
Noi non lo facemmo, loro lo stanno progettando. Ciò che sta accadendo in Italia dove i ministeri del Minculpop e del Merito stanno peggiorando, palesemente o subdolamente il quadro di una “scuola” già di per sé opprimente, classista, classificatoria e nella migliore delle ipotesi falsamente innovativa e “bricolagista” in Francia i nostri cugini stanno mettendo in campo una specie di piano in extremis in vista dell’arrivo dei postfascisti dell’esagono. Se avessero la nostra educazione diffusa, che pure hanno timidamente apprezzato in una delle loro riviste educative più note, avrebbero in mano uno strumento eccezionale di rivoluzione anche sottile ed efficace dall’interno.Un antidoto alle “scuole” tutte, liberiste, liberali e anche post fasciste. Un antidoto alla “scuola” tout court.
Qui i brani significativi di un articolo di oggi tradotto e adattato da Libération scritto da Cécile Bourgneuf
Éducation: Les cadres étudient les moyens derésister
Istruzione: i dirigenti studiano i modi per resistere
Alti funzionari, presidi, ispettori… Anticipando un arrivo della destra estrema e del suo programma reazionario, l’amministrazione scolastica affronta il classico dilemma tra l’abbandono o la resistenza dall’interno. Fin d’ora si stanno creando legami tra coloro che intendono tenere duro.
Divise
Dobbiamo restare o andare? Lottare dall’interno o esprimere il proprio disaccordo dimettendosi? Questo dilemma, che sembra per molti irrisolvibile, agita buona parte dei dirigenti dell’istruzione nazionale francese in caso di vittoria dell’estrema destra alle elezioni anticipate, seguita dall’arrivo di un ministro Rassemblement national. Tutti pensano alle dimissioni ma con l’inconveniente di fare da soli la pulizia che sogna la destra estrema.. Si dovrebbero lasciare gli insegnanti e i capi di istituto soli sul campo, cosa che può essere vista come una prova di coraggio o, al contrario, come un grande tradimento, operare sotto il controllo del ministro di destra per accompagnare le nuove politiche pubbliche? Se si resta, la gente dirà “ah, sono venduti, sono pronti a fare voltagabbana per soldi”».Un alto funzionario cambia idea «dodici volte al giorno» su cosa farà se la RN vince. «Rispettate il mio anonimato eh», precisa, a causa del suo dovere di riservatezza. Il ministero dell’Istruzione nazionale ha d’altronde ricordato ai suoi funzionari della funzione pubblica, in una circolare inviata per posta il 14 giugno, di rispettare tale obbligo, in particolare «in periodo elettorale».
La crisi democratica, istituzionale e politica scatenata da Emmanuel Macron con la dissoluzione dell’Assemblea nazionale dispera la dozzina di quadri e alti quadri dell’educazione nazionale sentiti da Libération. Si dicono molto preoccupati e sbalorditi. Sono tutti disgustati dalla decisione di Macron che ha abbandonato la sua amministrazione…Se il ministero e il suo apparato diventano fascisti non sarà sopportabile.
Il futuro ministro dell’istruzione nazionale può cambiare tutto il sistema o gran parte dell’apparato educativo con circolari, dice allarmata un’altra ispettrice generale.L’istruzione nazionale è molto plastica. La RN può cambiare facilmente i programmi, l’orario scolastico, la pedagogia, l’autonomia degli istituti e anche tutto l’extra scuola..» Gabriel Attal ha fatto della scuola uno strumento politico e l’RN ne farà sicuramente uno strumento di propaganda, afferma un alto funzionario di rue de Grenelle.”Attal è già andato incontro alla linea dell’avversario legittimando le idee più conservatrici che erano anche nel campo dell’estrema destra.»
Disobbedire agli ordini palesemente illegali
Una sola cosa è possibile fare per contrastare in anticipo queste terribili premonizioni secondo l’ex consigliere dell’ex ministro dell’istruzione Jean-Michel Blanquer: basarsi sull’articolo L121-10 del codice generale della funzione pubblica che prevede che ogni funzionario «deve conformarsi alle istruzioni del suo superiore gerarchico, salvo nel caso in cui l’ordine dato sia manifestamente illegale o tale da compromettere gravemente un interesse pubblico».
Il 14 giugno è stata redatta una petizione firmata da oltre 2.830 capi di istituto e ispettori generali per affermare che disobbediranno a un eventuale governo RN. L’obbiettivo è di sensibilizzare i colleghi per dire loro che si può utilizzare questo diritto alla disobbedienza civile, cosa rarissima nella storia dell’educazione nazionale, e che non contravviene al principio di lealtà né ad altri doveri.Infatti le idee della destra estrema sono contrarie al principio di uguaglianza in quanto difendono una scuola che gerarchizza, esclude e classifica gli alunni a scapito dei più svantaggiati. Se i firmatari accettano di esporsi, poiché la petizione è nominativa, è perché esprimono la loro lealtà al principio di educazione per il quale sono servitori dello Stato sia sotto governi di destra, di sinistra, di centro. Ora, per l’estrema destra, la scuola è uno spazio di battaglia ideologica, che viola il principio della scuola e quindi della Repubblica, e non si sarà i valletti di una tale politica.»
Collettivi discreti
La RN vuole far tacere ogni opposizione per far regnare il terrore. Fa paura, ma a un certo punto ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità»,spiega uno dei 170 direttori accademici incaricati di applicare la politica ministeriale a livello dipartimentale. Da due settimane c’è questo dibattito tra tutti i colleghi di Francia per sapere se si debba agire secondo il dovere o secondo la coscienza. Oggi quello che è più condiviso dagli ispettori e dai capi di istituto è: non voglio applicare misure di discriminazione.
Tristi déjà vu che potrebbero rinascere in chiave moderna
Se l’RN arriva al potere, può anche cambiare tutte le nomine : rettori, provveditori, amministrazione centrale. «Alcuni ministeri hanno attraversato alternanze con una certa continuità, cosa che non è il caso dell’educazione nazionale, dove le guerre scolastiche sono vive o conflittuali all’interno dell’amministrazione stessa», riferisce un’ispettrice generale. Nominati in Consiglio dei ministri dal Presidente, su proposta del ministro dell’Istruzione, i rettori rappresentano quest’ultimo nelle loro accademie o regioni, 30 in totale, e sono incaricati di far applicare le riforme, di gestire il quotidiano degli istituti. Della decina di rettori e rettrici contattati, nessuno ha voluto rispondere a Libération. Solo una piccola manciata sta considerando le dimissioni se l’RN passa. È poi c’è il ballo dei “falsi culi”, quei rettori che vogliono rimanere dicendo che saranno forse più utili agendo dall’interno. Ma a un certo punto bisogna agire quando non si è d’accordo.
«Ciò che farà male se non ci si sveglia»
Anche se alcune persone prendono in anticipo posizioni di resistenza, temo non siano rappresentative della maggioranza. Mi aspetto che siano la rassegnazione e la passività a prevalere, predice l’ex rettore e storico Jean-François Chanet. I poteri trovano sempre i loro servitori. “Le rivoluzioni nazionali, diceva Erich Maria Nota, liberano la feccia che brulica sotto l’immobilità delle pietre.” Si trovano sempre” nobili formule per mascherare l’abiezione.”
In questi due anni di governo reazionario in Italia nella cosiddetta “scuola” cosa è successo? Molto alla luce e di più sottotraccia. La minaccia di classi differenziali, le nomine ad hoc dei direttori regionali e ministeriali, la commissione per la revisione delle linee guida ministeriali in fatto di contenuti, la disciplina e le discipline irrigidite, i divieti di far politica, i militari a scuola…Leggete gli articoli in proposito in questo sito e anche su http://comune-info.net e capirete.
Ma soprattutto riflettete sul fatto che comunque sia questa scuola va oltrepassata con urgenza ed una delle chiavi per una innovazione radicale che scongiuri il vero pensiero unico imposto dai governi autoritari palesi od occulti in favore della libertà, dell’autonomia e della assoluta mancanza di discriminazione è proprio l’educazione diffusa dove: ” ognuno viene riconosciuto come persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere ed impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa, e disimpegno. L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale)”.