L’infanzia a Cattolica. L’educazione diffusa c’è!

“Con l’educazione diffusa ognuno viene riconosciuto come persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere ed impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa, e disimpegno. L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale).

Dal Manifesto dell’educazione diffusa” AAVV Roma 2018

L’IDEA E LA PRATICA DELL’EDUCAZIONE DIFFUSA IN UNA CITTÀ EDUCANTE

Il Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato nel 2018 con numerosissime adesioni attive di personalità del mondo pedagogico e della ricerca, di maestri, insegnanti associazioni, insieme al contemporaneo volume di presentazione dell’idea dell’educazione diffusa “La città educante: Manifesto dell’educazione diffusa”, si concretizzano, dopo un lungo periodo di seminari, interventi, esperimenti e prove sul campo, nella proposta di una vero e proprio neoparadigma educativo, contenuta nel testo Il Sistema dell’educazione diffusa del Prof. Paolo Mottana. Il significato di Città educante fa parte del corpus della proposta come insieme di luoghi, architetture ed occasioni di educazione incidentale ed esperienziale e teatro delle prime sperimentazioni già messe in campo in vista di graduali ma radicali cambiamenti in campo educativo. L’idea dell’educazione diffusa trae origine dal concetto di controeducazione che, interpolata con l’esigenza di non lasciare tutto al caso, si traduce nell’ educazione “guidata” da mentori e maestri, soprattutto in una istituzione pubblica autonoma e libera.La sottile rivoluzione contempla la destrutturazione, avviata nella fase transitoria, utilizzando gli spazi dell’autonomia scolastica, del sistema di istruzione verso un’alternativa educativa che propone aree di esperienza, diversi luoghi per esplorare ed apprendere vivendo, nella città e nel territorio, tanti insegnanti ed esperti e il superamento delle materie, dei voti, dei compiti, degli esami, delle “didattiche”, della misurazione, classificazione e selezione così come la conosciamo. La controeducazione quindi è la linea guida del progetto insieme all’ultra architettura che costituisce un insieme di interventi collettivi nel territorio, di recupero di centri storici e periferie, di valorizzazione dell’esistente per attribuire un’accezione educante a città e territori.

Le esperienze in atto dimostrano che è possibile costruire un’idea attiva di educazione diffusa in un territorio educante che valorizzi il pensiero critico e i saperi non dedotti e non meramente “solfeggiati” ma indotti e resi solidi dalle molteplici esperienze. Le cosiddette aree esperienziali hanno, per iniziare, come percorso fondamentale, appositamente rivisitato, quello tra l’attuale scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado in cui l’esperienza coniugata con la conoscenza diventa prevalente rispetto all’attuale dominante acquisizione di contenuti teorici in un luogo unico ed ex cathedra. Vi sono diverse esperienze in atto ed in progetto nella scuola pubblica e non solo di cui si racconta la storia.

In estrema sintesi ,per avviarsi subito sulla strada dell’educazione diffusa senza coinvolgimenti ministeriali e nell’ambito dell’autonomia scolastica occorrono come minimo:

-Una istituzione scolastica e un’amministrazione oppure, meglio, una rete di soggetti del territorio: scuole, amministrazioni locali, teatri, associazioni botteghe

-Un patto di corresponsabilità tra famiglie, territorio e istituzioni scolastiche

-Un progetto di ridefinizione del percorso scolastico, come indicato nel saggio di Paolo Mottana Il Sistema dell’educazione diffusa di un gruppo, di una classe, un insieme di classi in termini di flessibilità di tempi e orari, di declinazione degli apprendimenti in aree esperienziali, di modalità di valutazione etc..

-La disponibilità di luoghi, attività, centri culturali, biblioteche, laboratori artistici, botteghe, piccole aziende, campagne..

-La ridefinizione in via transitoria di spazi di edilizia scolastica in ambiti flessibili e multifunzione più in accezione di base e portale di partenza e arrivo che di luogo di stazionamento fisso. Nei casi più fortunati individuazione o progettazione e realizzazione di piccoli manufatti, spazi e ambienti nei quartieri e nella città in generale da destinare ai piccoli gruppi di bambini e ragazzi che si dedicano all’educazione diffusa guidati dalle loro guide ed esperti

È più facile d quanto sembri e in virtù delle prime prove sul campo estremamente efficace.

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