Tutto il mondo è paese.
Gabriel Attal (primo ministro francese) e l’éducation
Edwige Chirouter (Docente di filosofia dell’educazione all’università di Nantes) su Libération.Traduzione Giuseppe Campagnoli
Gli annunci sulla scuola del Primo Ministro segnalano il ritorno a un’istruzione umiliante e devastante. Un nuovo schiaffo per tutti.
Come nel caso dei diritti delle donne o delle minoranze, i bambini hanno acquisito nel corso del XX secolo un reale riconoscimento del loro status di persone a pieno titolo, pienamente degne di ascolto e rispetto. I bambini sono esseri umani con pari considerazione e soggetti di diritti (ma non di doveri) e poiché sono ancora vulnerabili, le politiche pubbliche hanno la responsabilità di offrire loro spazi protettivi affinché possano crescere serenamente e acquisire le risorse intellettuali e psicologiche della loro emancipazione.
NUVOLE SCURE SULLA TESTA DEI NOSTRI FIGLI
La dichiarazione dei diritti del bambino, il progresso della pediatria, la divulgazione in campo etico degli apporti della psicologia e della psicoanalisi, lo sviluppo di pedagogie più cooperative e di un’educazione meno repressiva hanno permesso ai bambini di acquisire un posto finalmente degno nelle nostre società contemporanee. La rappresentazione del bambino ha così subito una rivoluzione copernicana nella nostra cultura occidentale: a lungo disprezzata e invisibile (Montaigne scrive nei suoi Saggi di aver perso “due o tre bambini non senza rimpianti, ma senza rabbia”), la nostra modernità è ormai impegnata a prendersi cura del loro benessere e offrire loro un’educazione ambiziosa e aperta. Lo sviluppo della letteratura per l’infanzia, ad esempio, che affronta le principali questioni filosofiche senza sentimentalismi con grande sottigliezza e anche poesia, mostra questo impegno per l’intelligenza e la sensibilità infantile. Claude Ponti (scrittore e illustratore per l’infanzia) ha sostituito Martine in molte biblioteche!

Ma questo era prima? Sfortunatamente, come per i diritti delle donne e delle minoranze, nuvole scure sembrano incombere sulle teste dei nostri figli. Ad esempio, sono sempre più numerosi i luoghi da cui i bambini sono completamente allontanati perché interferiscono con la tranquillità degli adulti che hanno i mezzi per pagare questi spazi di discriminazione nei confronti dei più deboli… Cosa più grave, si sente sempre di più un’eco reazionaria che ci riporta a tempi che credevamo (quasi) dimenticati, i tempi del martinet (frustino) e di un’educazione umiliante e devastante. Uniformi e gruppi di livello fanno già parte di questa reazione conservatrice.

Non meno allarmanti sono gli annunci di Gabriel Attal sul “ritorno dell’autorità a scuola” che segnano la “fine della ricreazione” per il progresso dei diritti dei bambini e dell’umanesimo: alzarsi quando l’insegnante entra in classe, confinamento nello spazio scolastico ridefinito come luogo punitivo (Foucault si rigira qui dieci volte nella tomba), marchiando sul fronte amministrativo gli studenti “dirompenti” per il loro rifiuto di sottomettersi a una situazione scolastica che può relegarli a un futuro disgustoso. Nessun buonismo, ovviamente i bambini possono fare cose stupide e possono essere crudeli. Ma è ovviamente attraverso una comprensione approfondita e un rispetto per il loro status di minori vulnerabili che dobbiamo risolvere un problema che ci riguarda collettivamente.
DISPREZZO E DEMOLIZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO
La nostra società sta diventando sempre più profondamente diseguale e ingiusta. Questa deriva è il frutto di una politica liberale scelta e assunta dalla destra, che distrugge i servizi pubblici, fa la guerra ai poveri e impedisce alle scuole di funzionare normalmente e di essere una vera oasi di fraternità e di gioia di apprendere e di crescere insieme. Molti di noi oggi sono molto arrabbiati non solo perché il governo non tiene conto dei risultati della ricerca universitaria, ma perché si fa beffe dei valori fondamentali per i quali abbiamo scelto di svolgere la nostra professione di insegnanti dalla scuola materna all’università. Non abbiamo scelto questa professione per classificare, stigmatizzare, monitorare e punire i nostri studenti.
Il prossimo passo rischia di essere l’arrivo al potere dell’estrema destra. (ndr. ma va?) Tutto nella politica del governo ci prepara a questo: disprezzo e disgregazione dei servizi pubblici, umiliazione dei più deboli e poveri, discorso reazionario e conservatore. Il peggio non è inevitabile, ma è responsabilità di tutti gli uomini e le donne liberi di unirsi per riconquistare la battaglia culturale e politica, a partire dalla difesa dei più vulnerabili tra noi: i bambini.”

Forse occorre abbattere un paradigma educativo non riformabile considerando la strada dell’educazione diffusa come una ottima soluzione? Anche i nostri cugini critici dovrebbero provare ad uscire da quel recinto scolastico simile al nostro comprendendo una volta per tutte che non è affatto sanabile.
