Di-sperato

Sono veramente disperato. Sono disperato da uomo di scuola, di quel sistema-scuola che ho capito essere stato la disgrazia di generazioni di italiani e non solo, un sistema che ha condotto gran parte del mondo ad un pensiero di diseguaglianza accettata, di violenza, di inettitudine culturale e morale, di conflitto permanente. Sono disperato perché tutto ciò che viene proposto per rimettere al centro un’ educazione diversa, diffusa, legata alla vita e all’esperienza sulla scia storica di tanti coraggiosi pedagogisti rivoluzionari viene ignorato, sottovalutato, boicottato, quando non ostacolato e combattuto, non dal conservatorismo retrivo, autoritario e liberista ma addirittura da una sedicente area del progresso sociale e civile che proprio come primo punto del suo programma dovrebbe mettere una rivoluzione in campo educativo.

Quelli che ci hanno eluso, ignorato, glissato, tacciato di visionari utopici illusi, tra i media, la politica e l’accademia italiani, seppure interpellati in tante forme ( non faccio nomi) sono stati tanti. Tutte le riviste parapedagogiche accademiche ad eccezione di Pedagogika, La rivista dell’istruzione (grazie al compianto Giancarlo Cerini), Innovatio educativa finché era in vita, Educazione Aperta una tantum, tutto il giornalismo “sinistro” da Repubblica a il Manifesto, al Fatto Quotidiano ed oltre (ad eccezione di Comune-info.net nostro amico fino a qualche mese fa, dopo di che…), le tv e i social ad eccezione di un servizio del TG3 Marche ormai 10 anni fa e del nostro fedele amico de Laforzadicambiare Alberto Pancrazi.

In politica tutto il capo largo non ci si è filato neppure per sbaglio insieme ai cespuglietti pararivoluzionari socialcomunisti, a parte una mezza truffa di un coinvolgimento “paraculo” di qualche tempo fa in un programma di candidatura regionale. Non parliamo dei liberi comuni che si sono limitati a contentini tribuneschi ad eccezione di qualche raro resistente ancora in ballo. Sarei contento di aver dimenticato qualcuno. Fatecelo sapere.

Sono disperato ma proprio questo, credo, mi spingerà a nuovi sussulti di impegno resistente. Anche da solo se fosse necessario.

Passerella disperata.

Linee Guida per l’Educazione diffusa e la Città Educante

Come prosecuzione e risoluzione dei concetti dell’articolo “Educazione diffusa: ultimo atto?” che troverete qui: https://educdiffusa.org/2026/03/08/le-difficolta-evidenti-delleducazione-diffusa/, dopo gli ultimi sviluppi della nostra idea soprattutto nelle azioni dell’Associazione, fondata nel 2024 per dare corpo e vita alla sua realizzazione concreta, propongo una riflessione e un’idea non in qualità di presidente dell’associazione ma come co-ideatore del progetto insieme a Paolo Mottana nel lontano 2016 e come instancabile, quasi ossessivo, promotore e attivista spesso carbonaro. Si dovrebbe innanzitutto prendere spunto dai veri capisaldi dell’idea esplicitati in una trilogia di pubblicazioni emblematiche che sono a mio avviso il volume di esordio “La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa” del 2017, il libro che prospetta un vero e proprio sistema alternativo: “Il Sistema dell’educazione diffusa” del 2023 e la sintesi ragionata di tutto nella “Chronique Morale” apparsa di recente sulla rivista Le Télémaque (Presses Universitaires del Caen).

Leggendo quindi le determinazioni assunte recentemente a livello assembleare dall’associazione, anch’essa ahinoi poco frequentata (forse perché povera e mediaticamente non appetibile?), si delinea un insieme di azioni essenziali indispensabili per il futuro dell’idea e del sodalizio: divulgare, comunicare, formare. Una sorta di “existenz minimum”. Si lascia volutamente indietro l’intervento diretto sul campo dell’associazione in iniziative sperimentali insostenibili per avviare invece la messa a punto di un Prototipo Sperimentale di Educazione Diffusa con annesse concrete Linee Guida, da poter offrire a chi ne avesse interesse e volontà, applicabile e replicabile in diversi contesti.

I primi strumenti operativi sono stati declinati nei punti successivi del rendiconto assembleare e della conseguente delibera. Si tratterebbe esclusivamente di iniziative per progetti formativi da elaborare e mettere in campo all’occorrenza, sia in presenza che a distanza, utilizzando anche segmenti di consulenze onerose già approvati dagli organismi dell’associazione.

La mia proposta, conseguente e coerente con le decisioni assunte , viste le evidenti difficoltà già analizzate e segnalate a far procedere esperienze sul campo per la sostanziale indifferenza o diffidenza degli enti territoriali, delle scuole pubbliche interpellate e forse anche delle persone in gran parte rassegnate, è la seguente:

A) Un investimento di risorse ed un incremento veramente forte dell’azione divulgativa e comunicativa;

B) La riattivazione di forti interessi, di richieste di collaborazione e di consulenze per eventi o iniziative di informazione e formazione specifica;

C) Solo in un secondo momento, dopo una forte azione formativa, la promozione e la consulenza per sperimentazioni (sul modello di prototipo-guida da noi messo a punto) progettate ed attuate direttamente dagli attori sul campo che non possono assolutamente essere privi di una solida preparazione.

Solo in questa direzione potremo e dovremo impegnarci, viste le poche risorse e la sostanziale resa e disillusione rispetto alle vere radicali innovazioni, già provata in diverse occasioni, da parte del mondo scolastico e delle gestione delle città e dei territori.

Non disperdiamo le poche energie in diversi rivoli ma concentriamoci, con le forze disponibili, in una comunicazione efficace, magari con l’ausilio di veri esperti, tesa a “spiegare” e divulgare a fondo e diffusamente l’idea oltre ad offrire disponibilità per la formazione e la consulenza.

Giuseppe Campagnoli

Montelabbate 15 Maggio 2026

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